uniti, con sentenze che segnarono dei precedenti importanti in favore della libertà di espressione. In Messico la troupe venne espulsa dopo una sola data perché ritenuta troppo licenziosa. Inevitabilmente Hair divenne un prodotto perfetto e lucroso per un mercato di massa affamato di esotismo e di epidermidi scoperte. Per non spaventare troppo le platee, la produzione (non più composta da sciamannati ma da gente dello showbusiness) tolse i riferimenti troppo espliciti alla politica e ad alcune pratiche sessuali. La radicalità dell'idea di partenza si perse per strada, la rappresentazione venne annacquata in un vago messaggio di Pace e Amore. Diventò uno spettacolo in costume, una specie di Wild West Show di Buffalo Bill, dove al posto degli indiani si trovavano gli hippies. A Londra nel 1970 due ragazze del cast vennero licenziate, una perché sospettata di essersi fatta una canna, l'altra perché implicata in un picchettaggio contro uno show razzista. Le troupe non erano più formate da freaks ma da professionisti (molti con le parrucche).
Certo gli organi della maggioranza silenziosa continuavano a strillare, inveendo contro «uno spettacolo che offende tutto, dal pudore alla Patria, dall'igiene alla verità» (come scriveva Il Borghese in occasione dell'edizione romana nel 1970), ma gli strilli più forti venivano dalla controcultura: Hair è un simulacro vuoto, ha ridotto la psichedelia in una pappina inoffensiva» (Jonathon Green, All Dressed Up); «sfruttato dall'industria culturale e musicale, è diventato un simbolo folkloristico, svuotato completamente del suo originario significato politico» (Re Nudo, 1970). Il cambiamento del mood planetario segnò le sorti del musical. Lo spettacolo che aveva spalancato le porte ad una nuova promettente formula, l'opera rock (Jesus Christ Superstar, Orfeo 9, Godspell, Grease e Rocky Horror Show) nel 1972 dopo 1742 repliche chiuse a Broadway.
continua ...
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IL MANIFESTO
del 05/03/08
di Matteo Guarnaccia
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